Perché il debito pubblico italiano continua a crescere?
Qualcuno molto intelligente fra voi riesce a darmi una risposta? Leggete prima.
Il debito pubblico italiano continua a crescere, toccando un nuovo record: a ottobre 2009 è stato di 1.801,6 miliardi di euro. Mille e ottocento miliardi! Riuscite a immaginare quanti siano? Secondo me, quando lo Zio Paperone faceva il bagno e nuotava nella sua cassaforte piena zeppa di dollari, si trastullava forse in un millesimo di quello a cui ammonta il debito pubblico italiano. Prendete il deposito di banconote di Zio Paperone, fatene uno mille volte più grande (o un milione, chissà!): quello è il debito pubblico italiano.
Cose da pazzi! Nel 2008 abbiamo avuto una fra le più alte percentuali al mondo nel rapporto Debito su PIL: il 113% (Fonte). Ci indebitiamo molto di più rispetto a quanto produciamo. Fra i paesi avanzati ci è davanti solo il Giappone, che però ha il secondo PIL al mondo (Fonte). Nel 2007 avevamo il 104%, oggi viaggiamo verso il 114%: in soli due anni abbiamo aumentato il debito pubblico del 10%. Dicono che l’Italia, ragionando in termini assoluti e non percentuali, abbia il terzo debito pubblico al mondo, senza essere però la terza economia, e infatti è la settima.
Ora dico io: è una vita che sento dire che bisogna risparmiare e quindi tagli all’istruzione; tagli alla ricerca; tagli alle regioni; tagli alle provincie e i comuni; tagli alla sanità; tagli alle forze dell’ordine; tagli ai magistrati. Tagliamo dappertutto. Si può sapere dove cazzo li spendiamo questi soldi per avere un debito così alto e in continua crescita?
La Tribune — secondo quotidiano francese di borsa, economia e finanza, impresa e attualità, dopo Les Echos — ha pubblicato la classifica annuale dei 27 capi di stato europei, giudicati secondo alcuni parametri di politica interna ed estera. Scorrete sotto sotto, in fondo alla pagina, e troverete il nostro Presidente del Consiglio, saldamente fermo all’ultima posizione. La rivelazione dell’anno invece è lo svedese Reinfeldt (44 anni), “intelligente, cool e ironico”.
La solita stampa comunista straniera, insufflata dai giornalisti nostrani.
