Monday, October 5, 2009

Eva prende il sole

Tutto cominciò quando quel serpente

mi portò una mela e disse: “Prova”

io mi chiamavo Adamo, sicuramente

tu ti chiamavi Eva.

Vivevamo da squatters in un appartamento

abbandonato di Moratalaz,

se non sei stato lì

non hai visto il Paradiso Terrestre.

Prendemmo un materasso dalla spazzatura,

due sedie e un tavolo con tre gambe,

mentre io scarabocchiavo partiture

tu friggevi le patate.

Piantammo semi di marihuana di Ketama

e ci crebbe un vaso davanti alla finestra

con un ramo dell’albero della scienza

del bene e del male.

A Eva piaceva abbronzarsi

e si stendeva ogni pomeriggio al sole,

nessuno mai vide una sirena

così nuda in un balcone.

Presto in ogni finestra spuntò un marito

all’ora in cui cominciava

lo show della mia ragazza,

anche se la televisione dava in differita

Real Madrid — Benfica.

Un giorno la vipera del pianoterra

sorprese il suo consorte in trance,

fece un casino e telefonò

allo zero novantadue.

E dato che non avevamo cognomi,

né foglie di fico né uno zio consigliere,

né altro dio che Cupido,

non ci servì a niente protestare.

Eva prende il sole

benedetta mancanza di controllo,

baci, cipolla e pane…

cos’altro vuoi, Adamo?

Un giudice che si credeva dio dispose

che una guardia sigillasse la nostra casa,

non restano posti per due intrusi

nel Paradiso.

Stavamo sopra il materasso nudi

giocando al nostro gioco preferito,

e vedendo entrare gli sbirri

Eva non poté soffocare un grido.

A colpi la spinse per le scale

un angelo mascherato da maresciallo

senza che gli importasse che tu fossi

incinta di Caino.

Oggi Eva vende in un supermercato

mele del peccato originale,

io canto in calle Preciados,

tutti mi chiamano Adamo.

Eva prende il sole

benedetta mancanza di controllo,

baci, cipolla e pane…

cos’altro vuoi, Adamo?

http://www.joaquinsabina.net/2005/11/06/eva-tomando-el-sol/